Vieni vieni vieni, in Maslana con me

Orobie bergamasche, Maslana, piccolo borghetto che si incrocia salendo al rifugio Curò, Valbondione.

Come dice la canzone ci aspettavamo assolati prati in fiore, baite, polenta fumante, belle morette in cerca d’amore… di fatto invece… graziati dalla pioggia solo per metà giornata…

Arrivati a Valbondione la sera prima, il nostro obiettivo è raggiungere l’osservatorio faunistico sperando di riuscire a vedere qualche animale muoversi attorno a noi, i momenti più propizi sono l’alba ed il tramonto per cui decidiamo di salire già in nottata.

L’aria è fredda ed il Serio si fa sentire poco distante, prima di diventare tutt’uno con il paesaggio, rombo silente ma sempre presente in questa escursione. Dopo un passaggio da pirla (e sì che avevamo guardato la carta prima di partire e ci eravamo detti chiaramente “attraversiamo il punte”… ma vabbhè, al buio non è così come dirlo) ci siamo ritrovati nel letto asciutto del fiume, dietrofront e dopo un primo bellissimo pianoro (ce ne accorgeremo solo con la luce del sole) in cui l’odore di selvatico nel cuore della notte è penetrante tanto da bucare le narici, ci dedichiamo all’ultimo breve strappetto prima di arrivare all’osservatorio. Qui la notte ci accoglie con una stellata fantastica, lo sguardo si perde in questo mare, il corpo avvolto al caldo del sacco a pelo. Chissà se vedremo qualcosa l’indomani? Stambecchi promettono, ma gli stambecchi non stazionano in quota?

La mattina arriva due volte, il primo giro va a vuoto. Poi è uno strattone al sacco a pelo che mi sveglia. La stessa mano che mi ha tirato si pone con un dito davanti alla bocca e poi punta con un ampio gesto all’orizzonte davanti a noi.  Sono lì e si scornano. Gran fracasso. Uno spettacolo che sotto questa luce ha un qualcosa di ancestrale. Animale bellissimo, che se ne va come vergognandosi davanti all’occhio di una macchina fotografica: lo stambecco.

A fine giornata saranno un’ottantina gli avvistamenti. Alcuni davvero a pochi passi da noi. Cosa che non avrei mai creduto possibile. Sotto la pioggia. Dalla Maslana all’osservatorio fin su, lungo il ripido pendio che conduce al rifugio Curò.

 

ACCESSO: da Bergamo seguire le indicazioni per la val Seriana. Si arriva a Clusone, quindi percorrere la provinciale 49  fino a Valbondione. Si parcheggia al campo sportivo o meglio ancora più avanti, al parcheggio della funivia dell’Enel oppure proprio dove finisce la strada (spiazzo del cimitero). Da qui parte il sentiero per salire al borgo di Maslana.

 

ITINERARIO 1 (Bambini): il sentiero per il borgo di Maslana è obbligato. Appena oltre l’abitato si incrocia un ponte “romano”, lo si attraversa ed in pochi minuti si arriva al pianoro sotto l’osservatorio. Da qui un ultimo sforzo, mancano ancora dieci minuti di strada. Il rientro dallo stesso itinerario di andata.

DSLIVELLO: 400 metri circa (950-1340)

DIFFICOLTA’: E. Sentiero e mulattiera

TEMPO: 2 ore circa

ETA’: 6+

 

ITINERARIO 2 (Escursionisti): dall’osservatorio faunistico si può raggiungere il rifugio Curò, alla conca del lago di Barbellino, posto spettacolare che si affaccia sui giganti delle Orobie. Arrivati all’osservatorio si prende a destra la lunga dorsale che va a riprendere la mulattiera. Arrivati sulla mulattiera prenderla in salita fino ad arrivare praticamente di fronte all’ostello Curò, struttura di recente costruzione, dietro a breve distanza si trova invece il rifugio. Rientro dallo stesso itinerario d’andata.

DISLIVELLO: 1000 metri circa (950-1915)

DIFFICOLTA’: E. La dorsale erbosa che dall’osservatorio sale al rifugio Curò è piuttosto ripida ma priva di particolari difficoltà. Anche la mulattiera che si prende per arrivare al rifugio non è particolarmente impegnativa, è larga, anche se da su un importante precipizio. Nel mese di maggio è possibile ancora trovare neve quando attraversa alcuni canali.

TEMPO: 3 ore (1 ora all’osservatorio)

 

ITINERARIO 3 (Escursionisti esperti): dall’osservatorio di Maslana prendere dritto tra i due grossi massi (tenere quindi il sentiero a sinistra, non quello che sale la dorsale erbosa). Il sentiero entra in breve in una faggeta e raggiunge poi il pendio. Si procede con traccia evidente e molto ripida su sfasciumi, fino ad arrivare sotto la parete rocciosa. A questo punto si risale rasente alla parete, verso destra, ed il sentiero è tutto protetto da un cavo metallico. Si sbuca dietro ad un traliccio ed in breve al rifugio Consoli. Da qui tenere la destra per passare davanti ad un bel balcone sulla val Seriana e poi al rifugio Curò. E’ possibile procedere ancora verso il lago di Barbellino e l’omonimo rifugio, costeggiando il bacino verso destra. Oppure traversare con percorso molto impegnativo al rifugio Coca, nido d’aquila visibile da dove abbiamo parcheggiato, e scendere poi da lì. Il rientro normalmente, ad anello, prendendo l’itinerario 2.

 

NOTE:

le cascate del Serio hanno tre salti, sono alte più di 300 metri e sono le più alte d’Italia, le seconde in Europa. Il bacino è artificiale e gestito dall’Enel. Le cascate vengono aperte una manciata di domeniche ogni anno, in queste giornate il pianoro attorno all’osservatorio di Maslana diventa affollatissimo (impossibile quasi accedervi in caso di apertura notturna).

La Maslana è un antico borgo rurale oggi compreso nel parco, conosciuto anche come “il borgo degli stambecchi”. Lo stambecco è l’animale alpino che rappresenta la quintessenza della montagna. Bestia d’alta quota, normalmente è difficile da avvistare. Qui, e solo qui (con così poca fatica), all’inizio della primavera e per poche settimane all’anno scende a pascolare in branco. Gli esemplari si possono avvistare in mezzo ai prati di Maslana, attorno all’osservatorio, fin sui pendii che portano al Curò. Spettacolo unico e raro. Con i primissimi caldi lasciano queste basse quote per rifugiarsi in alta montagna.

 

maslana rifugio curò

 

 

gionata pensieri
No Comments

Rispondi

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close