San Quirico e l’acqua miracolosa

Si vabbhè l’ammetto: sono miope e pure daltonico, quindi la ricerca di un’acqua che promette di essere miracolosa per gli occhi è un po’ interessata.

Per fortuna che dall’alpe Scermendone si gode di una vista pazzesca, se no poi chi li sentiva gli sventurati che mi seguono in questi capricci domenicali. La leggenda che riguarda questo alpeggio e l’acqua che sgorga dalla “fonte degli occhi” rievoca i fatti che hanno portato all’origine della piana di Preda Rossa. Quando il buon pastore disobbedì al Signore e si voltò per vedere cosa stesse accadendo sulla Piana venne accecato dalle scintille provocate dall’incendio. Le sue suppliche di perdono furono però esaudite, e là dove gli venne indicato di battere il piede sulla roccia sgorgò l’acqua, miracolosa sorgente dai poteri curativi. La sorgente si trova pochi passi sotto la chiesa di San Quirico, segnalata da una targa con una scritta in dialetto. La chiesa intitolata a San Quirico è una piccola perla, antica (l’alpeggio è tra i più grandi della valle, conteneva almeno 200 capi e ci sono testimonianze scritte risalenti ai primi del 1300 che descrivono la transumanza in questi luoghi). La seconda domenica di luglio se ne festeggia il patrono e su questo ce ne sarebbe da dire. Brevemente: San Quirico Martire si festeggia a dicembre, a luglio l’origine potrebbe essere ricondotta a qualche culto pagano legato all’attività dei pastori, il santo che si celebra ogni anno in questo periodo è san Cères (c’è. Non ridete, piuttosto lasciatene una, piena, all’interno del bivacco), uno dei Sette Fratelli. Probabilmente la chiesetta in antichità era un luogo dove venivano accolti i viandanti. Si trova infatti su una larga dorsale erbosa che collega la Valtellina alla Valmalenco, dorsale che un tempo doveva essere molto più battuta di oggi. Da questo balcone nelle giornate limpide si gode di una vista spettacolare. Poco distante c’è l’alpe Scermendone, bivacco ben attrezzato (tavoli e panche, quattro posti letto, cucina a gas, stufa camino e legna).

ACCESSO: che io sappia ci sono quattro accessi diversi, ve li indico ma vi spiego solo il quarto (anche il terzo se fate attenzione: difficoltà E – sentiero, tempo 50 min). Il primo da Buglio in Monte, passando per l’Alpe Granda. Il secondo dalla frana di Valbiore. Il terzo dalla piana di Preda Rossa. Il quarto, quello che ho seguito, parte dal rifugio Scotti. Allo Scotti si arriva prendendo la stessa strada che porta alla piana di Preda Rossa. Milano – Lecco, poi si entra in Valtellina. Si lascia la statale svoltando a sinistra subito dopo il ponte ad arco che passa sopra il torrente Mello (indicazioni San Martino e val Masino). Raggiunto l’abitato di Filorera in prossimità di una brusca curva a sinistra ci sono i cartelli gialli che indicano invece dritto per la nostra meta. Si procede senza possibilità di sbagliare fino al rifugio Scotti, che troviamo sulla sinistra, nella piana di Sasso Bisolo. La strada è consortile, per cui occorre pagare il pedaggio (d’estate c’è la macchinetta proprio all’inizio cento metri dopo i cartelli gialli, se no si può pagare allo Scotti o nei bar di Filorera).

ITINERARIO: ho fatto un anello, interessante, l’ho percorso con la neve, senza ciaspole (c’erano 10 cm al massimo) facendo moooolta attenzione ad alcuni punti pericolosi per il ghiaccio vivo e spesso alcuni centimetri, oltretutto nascosto dalla neve (talvolta siamo stati costretti a prendere un metro più sopra). Qualche problema nel trovare la via quando è coperta dalla neve, nel caso avere una cartina aiuta ad individuare le diverse baite lungo il percorso, sono un buon riferimento. Senza neve no problem…

Dallo Scotti si torna indietro qualche decina di metri e si prende il tratturo a sinistra, che entra nella piana. Dopo qualche centinaio di metri si prende il sentiero a destra, che passa sopra il torrente. Il sentiero arriva a tornanti ad un primo gruppo di baite, prosegue salendovi dietro e puntando poi all’ampia “bocchetta” che si intuisce esserci a sinistra. Si alternano prati e tratti di bosco fino a quando non si raggiunge la bocchetta, all’inizio c’è un’altra baita. Proseguendo un poco si prende la mulattiera che sale a destra. Al termine della mulattiera siamo arrivati (E. 2h. 650 metri dislivello). Per il ritorno riprendiamo la mulattiera e tornati in breve nella conca dove c’era l’ultima baita invece di tornarci davanti prendiamo (verso sinistra) la valletta che è parallela a quella da cui siamo arrivati all’andata.

alpe scermendone 3-1-16-5

Ci accompagna un torrentello e seguiamo il sentiero che in circa 50 min ci porta a Preda Rossa (E. -200 metri di dislivello). Dalla Piana siamo rientrati dalla strada asfaltata coperta di neve… so che c’è anche un sentiero che scende alla piana di Sasso Bisolo.

alpe scermendone 3-1-16-6

DIFFICOLTA’: E. Si sale per sentieri e mulattiera. In estate il percorso non presenterebbe particolari difficoltà, in inverno con la neve c’è qualche difficoltà per seguire un percorso di per sè poco battuto (se non lo si è già percorso in precedenza, resta comunque abbastanza intuitivo secondo me). Un paio di brevi tratti li ho trovati molto infidi per la spessa lastra di ghiaccio nascosta dalla neve, siamo dovuti passare un metro sopra il sentiero, con passo sicuro. Il sentiero che dal bivacco Scermendone va alla Piana di Preda Rossa è privo di particolari difficoltà oggettive.

DISLIVELLO: 650 mt (1500-2150).

TEMPO: 4,5/5 ore l’intero anello (2h dallo Scotti al bivacco, un’ora a Preda Rossa, un’ora e mezza a tornare alla Scotti lungo la strada).

NOTE: la neve è un terreno di per sè difficile. Una ciaspolata può essere un’esperienza indimenticabile, nel bene e nel male. Prima di fare un qualsiasi itinerario innevato è bene avere un certo tipo di dimestichezza con la neve, conoscerne i pericoli ed essere consapevoli del rischio. Se non sapete valutare pericoli ambientali, condizioni del manto nevoso e fattori oggettivi di rischio su terreno innevato forse è meglio scegliere un’altra meta e rinviare. Una buona progettazione parte comunque dalla consultazione dei bollettini meteo e valanghe (con rischio 3 si resta a casa). Nel caso di poca dimestichezza e poca propensione al rischio (quest’ultima dovrebbe essere d’obbligo) è meglio salire a Preda Rossa, prendere a destra il ponticello a monte della piccola diga ed in breve abbandonare la piana iniziando a scendere a destra, si traversa su percorso obbligato fino a quando non ci si ricongiunge con il percorso che sale dallo Scotti.

gionata pensieri
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