Dalla Colma al rifugio Riella

Almeno per la mia esperienza personale (ammetto però che San Primo e le cime che ci stanno attorno, nonostante siano molto vicine a casa, non sono proprio il mio forte) il rifugio Riella è un posto frequentatissimo la domenica, mentre lo stesso non si può dire della cima del monte Palanzone, poche decine di metri più in alto. Ma si sa che quando si possono mettere le gambe sotto il tavolo nel bel mezzo di un’escursione è tutto molto più bello (o forse no…??).

La cima del Palanzone, con la sua cappella votiva eretta all’inizio del secolo scorso, è un bel balcone sul lago di Como, la pianura Padana (che oddio non è proprio il massimo da vedere) e l’arco alpino, con le Grigne in primo piano. La salita non è mai difficile nè pericolosa però, a dispetto dello scarso dislivello che si può calcolare dal parcheggio alla cima, non la classificherei proprio come elementare, è caratterizzata da diversi saliscendi, tratti in piano alternati ad almeno due strappi più netti (uno all’inizio della salita uno circa a metà) che soprattutto nei bambini si fanno sentire molto se non sono allenati (o meglio: “mentalizzati”). Dalla cima, ripida discesa che in pochi minuti porta al rifugio Riella, da cui si rientra alla base senza dover “tornare su” (fate voi 2+2).

ACCESSO

Io arrivo da nord di Milano per cui percorro la Valassina e la lascio per andare in direzione di Erba. Superata Erba, si fa lo stesso con il lago del Segrino, Canzo ed Asso. Dopo Asso si trovano le indicazioni che mandano a sinistra per salire a Sormano, da qui alla Colma, dove ci sono i parcheggi (a pagamento) e l’osservatorio astronomico a pochi passi da un ristoro. Qui termina anche il muro di Sormano, celebre salita ciclistica spaccagambe (che merita una sgambata di per sè. S’incrociano aree attrezzate per il pic nic, belli scorci, sull’asfalto si possono ancora leggere frasi tratte dalla cronaca sportiva del Giro di Lombardia e delle imprese di chi ha scritto la storia su queste pendenze).

Lasciata l’auto prendiamo a sinistra ignorando la sterrata e prendendo verso il crinale, su sentiero, proprio accanto alla sterrata.

E’ difficile sbagliare strada. Più avanti ci si reimmette su un’altra sterrata che arriva dalla Colma e poi c’è un incrocio ben riconoscibile, con una panchina ed un cartello che spiega il sistema carsico che caratterizza il Tivano. Si procede sulla sterrata (che alterna tratti in cui il fondo è stato cementato ai lati) e si gaudagna il crinale. Da qui (ci sono i segnavia per cui non temete di sbagliare) si può decidere per la cresta ed andare diretti alla vetta, oppure per il sentiero che in questo tratto va in costa per andare al rifugio Riella.

DIFFICOLTA’: E. Tratti di sterrata e sentiero. Il percorso è tutto su saliscendi, mai esposto o pericoloso se non con neve o fondo ghiacciato (dato che la cima del Palanzone non raggiunge i 1500 potrebbe venirvi di farci un giro d’inverno, il rifugio è aperto tutto l’anno, ma chiamate sempre per sicurezza)

DISLIVELLO: 300 metri (1120-1436). Meno al rifugio Riella, che è a 1275 di altezza. Attenzione però al dislivello negativo, altri 100 metri.

TEMPO: 2 ore

NOTE: una nota a parte potrebbero volerla il Muro di Sormano e l’osservatorio della Colma, per il primo però dovete aggiungerci un bel pezzo di dislivello con pendenze che arrivano al 25%. Dove lasciamo l’auto siamo proprio all’inizio del pian del Tivano, un pianoro carsico molto interessante (un po’ si può leggere nel famoso cartello che…). Su questo territorio ci sono una marea di inghiottitoi e grotte, tra queste il sistema più esteso d’Italia, oltre 60 chilometri che compongono il complesso della valle del Nose. Dagli anni ’60 l’ennesimo esempio di demenza umana, i resti degli skilift. Una volta forse nevicava tanto di più ma pensare di aprire regolarmente una stazione a quota 1100 ce ne vuole. D’inverno innevato c’è comunque l’anello di sci da fondo.

 

gionata pensieri
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