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Coronavirus e salute mentale - apassolento.com
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Coronavirus e salute mentale

Ho scritto qualche considerazione su coronavirus e salute mentale.

coronavirus psicologia
Primo giorno di libera uscita dopo lo stop imposto dal coronavirus

Nel primo giorno di libera uscita dopo lo stop imposto dal governo ho camminato in mezzo alla neve. Rientrando ho riflettuto con un occhio alle persone che incrociavo sulla responsabilità di ciascuno di noi, sulla libertà e sull’individuo (quello che ho partorito lo trovate QUI).

Oggi vorrei ampliare quelle considerazioni.

Trattandosi di coronavirus e salute mentale la toccherò piano… per modo di dire…

Proverbiali proverbi

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

L’appetito vien mangiando.

Ripetete una bugia un milione di volte e diventerà una verità.

Le difficoltà del momento sono per certo molte…

… ma prima di tutto bisogna fare i conti con gli effetti di quasi due mesi di sospensione. Sospensione non solo dal lavoro e dalla socialità, ma soprattutto dall’identità. Questo è il problema maggiore che mi pare già di riscontrare nelle persone.

50 giorni di pausa e cambio drastico di abitudini hanno fatto cadere i castelli di carta, ed i castelli caduti sono molti, come ampiamente previsto.

Salute mentale

Nel preciso momento in cui scrivo viene registrato un picco delle malattie mentali ed il 62% degli italiani intervistati a campione dichiarano che potrebbero avere bisogno di un sostegno psicologico per tornare alla normalità (dati Istituto Piepoli per il consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi).

I paladini dell’attività fisica (che per inciso, considero comunque categoria a rischio. Molto labile è infatti il confine tra sana abitudine e mania o necessità di “mascherare”) si rifanno di settimane in cui hanno avuto il dito puntato contro, accusati di contribuire a propagare l’infezione ora hanno anche loro un dito da puntare contro chi è reo di aver contribuito a propagare un altro tipo di infezione.

Mi sembra però la gara a chi guarda più cerchi, mentre il sasso era un asteroide e da un pezzo si è schiantato sulla terra.

Identità

Per strada, a scuola, nei bar, al supermercato, in tv (…), amplificate dai social network c’è uno sfoggio di identità basate su due cose: narcisismo e insicurezza.

Il bisogno di farsi vedere: forza, bellezza, ordine, il totem del possesso, vuoi dell’ultimo oggetto di grido vuoi della situazione, la bulimia dell’esperienza, fagocitata senza provarne a fondo il sapore, il tempo di uno scatto, esperienza rovinata dall’attenzione totale che quello scatto richiede, con la scelta dell’inquadratura, del tempo, del profilo che appare perfetto, con l’abuso del tempo anche di chi scatta la foto, che tanto spesso non coincide con il soggetto.

Il bisogno di apparire frutto e nutrimento al tempo stesso di insicurezza.

Vivere costa fatica ed è un’attività individuale. Leggere un libro (per ritrovarci le stesse paure, ansie, ma anche le pulsioni, i desideri, le passioni), fermarsi, coltivare un’inclinazione, provare, sentire, cercare, imparare, ascoltare, buttare tutte queste cose in un lavoro, in una relazione… costruire richiede tempo, fondamenta che devono essere solide se poi il desiderio è quello di condividere la vita con gli altri.

La ricetta dell’individualismo

Narcisismo e insicurezza, la ricetta dell’individualismo.

La paura di essere contagiati, non quella di contagiare.

L’idea che tutto deve essere accessibile a tutti, materialmente, non in termini di equità e possibilità.

La logica del consumo.

L’attenzione rivolta alle cose di poco conto, mentre quelle che veramente contano in questa vita paiono invisibili agli occhi dei più.

Metafore e relazioni

La metafora del tandem. Molti ci si affidano quando vogliono descrivere i propri rapporti: ritengo che la metafora del tandem sia profondamente sbagliata. Uno davanti e l’altro dietro non c’è equità e non ci sono le stesse possibilità né prospettive.

Se privata delle strategie sportive è più indicata quella del gruppo di ciclisti: ognuno per sé sulla propria bicicletta ma animato dal rispetto per gli altri: l’attendere, il mettersi in testa nel momento del bisogno sapendo di poter contare sui compagni, tutto a suo tempo, per il risultato comune.

Rabbia, nervosismo e preoccupazione che si possono riscontrare oggi nelle persone sono frutto del male di narcisismo ed insicurezza.

Dal momento in cui una vita era fondata su valori futili e questi si sono rivelati fondamenta di carta, quaranta giorni di disconnessione hanno fatto crollare il castello, perdere l’identità, con conseguenze che ovviamente si ripercuotono sulla “tenuta” della salute mentale delle persone.

E’ la frustrazione dell’identità fittizia, basata sul poco o nulla, sul poco o nulla che abbia davvero valore in una vita che rapportata a quella del luogo dove viviamo è paragonabile al battito d’ali di una farfalla.

La comprensione di quanto sia breve l’esistenza per essere riempita di cose futili. Il collasso di un’identità. L’esplosione di rabbia, nervosismo e frustazione.

La malattia ha scoperchiato il vaso. Per questo coronavirus e salute mentale sono strettamente legate.

Intanto i fiumi stanno già tornando neri, gli animali scompaiono, le persone dopo aver scelto ore di fila davanti ai grandi store ora si mettono in file interminabili dentro un auto al drive di McDonald’s, affollano tutti gli stessi posti di prima, si lamentano dell’affollamento dei luoghi che stanno affollando…

Il male delle cose futili, narcisismo e insicurezza, la perdità delle identità, la ricostruzione di un’identità fittizia, castelli di carta, la triste alba dei morti dementi.


Avevo scritto anche qualcosa sul come provare ad affrontare quello che la crisi sanitaria ci stava mettendo di fronte. Puoi leggerlo QUI se vuoi.

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gionata pensieri
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