Dove stiamo andando?

“234 m di lunghezza e 140 di altezza!”

Il consorzio Pustaresh annunciava la costruzione del Ponte nel cielo, più o meno con queste parole: “In Val Tartano il ponte tibetano più alto d’Europa: 234 m di lunghezza e 140 di altezza!”.

Le parole, la descrizione dell’intervento, le prospettive per la valle per chi la abita ma soprattutto per chi la visita, tutto descriveva l’investimento con i toni dell’impresa eroica, come un piccolo passo per la valle, un grande passo per tutti quelli che potranno ora visitarla.

In centinaia si presentarono il giorno dell’apertura, in centinaia continuano a farlo nei fine settimana.

Qualche giorno fa Regione Lombardia ha annunciato lo stanziamento di fondi pubblici per la valorizzazione del Comune di Dossena. Un’intervento di oltre 2,5 milioni di euro che comprende molte opere. Tra queste, 600mila euro sono solo per il ponte tibetano che verrà costruito nel 2020.

I politici di turno si beano di poter finalmente strappare i record del ponte sospeso più lungo (alla Svizzera) e di quello più alto (al sopra citato Ponte nel cielo, questo sarà lungo 550m e avrà un’altezza massima di 300m).

La domanda è allora: “Dove stiamo andando?”.

Diceva il saggio: “La gente fa schifo”… ma davvero stiamo sistematicamente rincorrendo queste cose? Queste “emozioni” sintetiche? Davvero non sappiamo più provare meraviglia? Dalla montagna luogo di scoperta e avventura capace di offrire anche paesaggi grandiosi stiamo sempre in più passando a montagna luogo d’affermazione, dove esibirsi, sterile e sintetico.

Prendiamo il Ponte nel cielo ed il suo richiamo: “Il più alto d’Europa”, prontamente ripreso e sbeffeggiato dai politici della bergamasca.

Ora che non è più “il più”… che cosa resta? Niente. Una passerella, che collega due versanti della valle, con un percorso ideato ad hoc per giustificare gli euro che si sborsano d’ingresso, un osservatorio per il birdwatching raggiungibile in pochi minuti di cui al vacanziero del fine settimana non gliene potrebbe fregar di meno (anche perchè è molto probabile… ascoltare il gallo cedrone… in mezzo a decine di persone in astinenza da selfie).

Resta un luna park in decadimento, il miraggio di un’emozione svanita, effimera e sintetica nel suo voler essere “montagna” senza fatica ed impegno ma con in compenso il massimo della sicurezza (percepita). Non c’è un centramento, non c’è un’esperienza da racchiudere in un’emozione e da conservare in un cassetto della memoria.

C’è solo una passerella da struscio ed il rituale del “Joker è stato qui”.

E fosse solo il Ponte nel cielo… questo è un rituale che vedo settimanalmente.

Davvero non sappiamo più provar stupore ed abbiamo bisogno di queste emozioni sintetiche? E di ostentarle per giunta? Dove stiamo andando?

Oggi la tecnologia permette di abbattere le distanze, con pochi click puoi spostarti in ogni angolo del globo. E in sè questa è una cosa meravigliosa.

Ma la mania della condivisione mette bene in evidenza il male che sta affliggendo la società moderna: “non è l’oggetto di per sè ad essere sbagliato, è l’uso che se ne fa”.

Basta girovagare qua e là sulle pagine dei social network per imbattersi in decine di foto (se non brutte, tutte uguali), corredate da relazioni copia incolla (addirittura sono riuscito a leggere la stessa… stessa… relazione dell’uscita sotto due post differenti, di persone che non si sono incontrate).

Oggi le informazioni disponibili sono di una quantità che mai nessuno anche solo una decina di anni fa poteva immaginare…

ma andiamo tutti negli stessi posti…

e tralasciando la dubbia utilità del condividere informazioni sullo stato del manto nevoso trovato domenica con persone che probabilmente potrebbero andarci domenica prossima… mi chiedo: dove sono le emozioni? Perchè sei andato lì? Cosa hai trovato? Perchè dovrei andarci? E’ adatto a me (che non vuol dire tecnicamente, ma “è affine a quello che cerco”)?

L’impressione che viene trasmessa la stragrande maggioranza delle volte è quella di chi ha viaggiato, ma in realtà non si è spostato mai da nessun posto.

Il viaggio dovrebbe iniziare ancor prima di muovere il primo passo, che senso ha se addirittura alla sua fine non è crescita personale?

Oggi che lo stare in natura faccia bene e sia entusiasmante è dato per certo, tanto che lo si usa come terapia e ci sono anche pagine e pagine di contenuti scientifici a supportarlo…

non bisogna però confondere il positivo entusiasmo di chi si approccia con occhi da fanciullino con quello infantile caratteristico dell’adulto al luna park a cui stiamo sempre più spesso assistendo.

Non abbassare la guardia. Il Ponte tibetano più alto. La politica sarà anche inadeguata, ma parla alle persone e trova consensi nelle persone che agiscono nello stesso modo in cui parla. Non finire anche tu fra queste. Scopri chi vuoi essere e poi non fare il mona, bada alle tue azioni.

Davvero è bello perchè c’è il Ponte nel cielo? Prova a toglierlo, noti differenze?


Se vuoi sapere qualcosa in più sul ponte tibetano (che tibetano non è) di Dossena puoi leggere qui l’articolo di mountainwilderness

Qui invece un’interessante riflessione di Simone Moro… per approfondire… lui parla di turismo d’alta quota, ma a bassa è lo stesso